Fruste

Le fruste sono state il primo strumento supersonico costruito dall’uomo. Infatti lo schiocco della frusta avviene quando il cracker accelera fino a superare la velocità del suono, creando un bang supersonico, anche se piccolo, che rompe il muro del suono. Affinchè un qualunque tipo di frusta schiocchi, deve essere in grado di trasferire l’energia del movimento angolare iniziale lungo il corpo della frusta fino alla sua estremità. Poiché la massa della frusta diminuisce progressivamente, per mantenere l’energia costante, essa deve aumentare la propria velocità in modo progressivo, fino a superare quella del suono.

Ma da quali parti è costituita una frusta ?

Semplificando quasi tutte le fruste hanno tre sezioni:

  • impugnatura
  • il corpo della frusta o thong
  • il cracker o popper (Ovvero la parte finale che schiocca)

Possono però avere molti più dettagli come una fascia per il polso (loop), nodi decorativi all’inizio dell’ impugnatura e o nel punto di intersezione tra impugnatura e corpo. (A volte dopo il pomello vengono aggiunte rifiniture metalliche). Mentre tra il corpo e il cracker può esserci il fall, una singola striscia di pelle di una lunghezza variabile in base alla frusta. In alcune fruste il fall viene lavorato in modo da creare meno resistenza possibile. Alcune fruste però ne sono sprovviste come le signal whips.

Alcune parti delle fruste come cracker e fall tendono però a deteriorarsi, quindi devono essere facilmente sostituibili.

Quando si parla di fruste, una delle prime immagini che ci può venire in mente è quella della classica frusta di pelle, ma esse possono essere create anche con altri materiali come il paracord o altri materiali sintetici. Il tipo di materiale utilizzato ha un’importanza non irrilevante sulla qualità e sul costo finale dell’opera. Perchè alla fine di tutto l’arte è creatività e la creatività è arte. Un’altra caratteristica comune è il numero di strand o strisce, utilizzate per realizzarla. Di solito di utilizzano dagli 8 ai 18 strands, aumentando di quattro in quattro. (Quindi 8+4,12+4 etc…), mentre alcune fruste da collezionismo hanno anche più di 24 strands. Il numero degli strands o strisce ha sia un impatto sull’estetica che sul costo, ma anche sul diametro dell’impugnatura stesso e del corpo della frusta.

Per fare una distinzione tra i vari tipi di frusta basta guardare l’impugnatura, che può essere rigida o flessibile. Tra quelle rigide troviamo le bullwhips ad esempio. Mentre tra quelle flessibili troviamo ad esempio le snake whips.

Ma lasciamo un attimo da parte le bullwhips di cui parleremo dopo e andiamo a parlare della struttura della frusta.

Le fruste sono costruite in strati successivi, partendo dall’interno. La parte iniziale si chiama core ed è il nucleo centrale. Attorno al core vengono costruiti più strati, alternando un belly ed un bolster. Il belly è in sostanza un intreccio di strisce, mentre il bolster è una striscia triangolare avvolta e tenuta in posizione da un filo resistente. Il numero di starti di cui è costituita una frusta può variare in base al tipo. La parte finale esterna viene chiamata overlay, ed è la parte più importante esteticamente.

Tenendo a mente che il diametro della frusta va diminuendo i vari belly ed anche l’overlay devono essere creati in modo da assecondare l’assottigliamento.

Torniamo adesso a parlare delle bullwhips o nel dettaglio dell’american bullwhip.

Queste fruste sono uno dei tipi più diffuso.

L’impugnatura rigida può essere di forma cilindrica regolare oppure può avere una leggera forma conica con la parte più sottile verso l’estremità iniziale. In oltre l’impugnatura può essere ricoperto o meno dall’intreccio della frusta. All’estremità iniziale dell’impugnatura c’è un nodo decorativo di forma tondeggiante o cilindrica a cui può essere attaccata una fascia per il polso. Di solito l’impugnatura ha una lunghezza di circa 20 o 30 centimetri ed in questo caso si parla di American bullwhip. In oltre, tra impugnatura e frusta solitamente, ma non sempre c’è un ulteriore nodo decorativo di transizione, dove può cambiare il pattern. Il corpo della frusta o thong si assottiglia sempre di più fino al punto di innesto del fall a cui viene attaccato il cracker.

Le fruste in Romagna

In Italia, ci sono tradizioni popolari antiche, che rendono la storia molto più interessante di quella che si studia a scuola.

In Romagna, gli schioccatori o in dialetto gli sciucarè di fruste sono una delle tipiche tradizioni, la loro origine è contadina. In pratica quando si arava il campo, una persona aveva la mansione di schioccare la frusta in aria per intimidire i buoi che non andava al giusto ritmo. Diciamo che era un incitamento per farli andare nella giusta direzione. I buoi aratori nella tradizione romagnola venivano chiamati Rò( quello a destra) mentre Bunì (quello a sinistra che camminava sul solco).

Con l’avvento dell’età moderna, e con i buoi sostituiti dai trattori il ruolo dello schioccatore è andato sbiadendo. La fantasia però è venuta in aiuto di questo popolo, trovando il modo di recuperare questa antica tradizione.

Gli schioccatori oggi sono una parte integrante delle esibizioni di liscio. Infatti, salgono sui palchi, schioccando le fruste a tempo di musica.

Sadismo e Sadomasochismo

Sadismo

Questa è una tesina sul sadismo, che fa parte dell’acronimo BDSM.

Il sadismo è quella cosa che configura tutte le condotte in cui un soggetto ricava eccitazione sessuale e piacere dalla sofferenza fisica ma anche psicologica dell’altro soggetto. Il sadismo in sé può includere diverse pratiche di manipolazione della libertà e del confine psicofisico della vittima. Oppure può essere una pratica consensuale accettata da entrambe le parti. La regola che uso io di solito è fare male, ma non far male.

Così come non esiste un limite alla fantasia non c’è neppure limite nell’immaginare azioni volte a strotturare forme di sofferenza come:

  • l’imprigionamento
  • la fustigazione
  • le percosse
  • la tortura fisica
  • sopratutto quella mentale

Secondo internet che non è che ne sappia un granchè di quello che è il nostro mondo… il piacere di un sadico non deriva tanto dal contemplare la sofferenza ma dalla certezza dell’innocenza della “vittima”. Internet non mi conosce per niente, molto bene.

Più che le grida di sofferenza, che sono una cosa alquanto erotica e orgasmatica, al soggetto sadico interessano di più le proteste di innocenza, le implorazioni di perdono, le rimostranze e i tentativi di convincerlo a desistere.

Internet dice anche che in molti sadici si ritrova un distacco emotivo dall’altro soggetto, ma non mi sembra una cosa molto sana e consensuale così. Parlando da masochista, non credo che mi farei toccare da una persona che non prova empatia nei miei confronti, in primo luogo perchè sarebbe una cosa alquanto meccanica, ed in secondo luogo perchè così avrei già perso in partenza.

In ogni caso il termine sadismo fu introdotto da uno psichiatra e deriva dal marchese de Sade, un aristocratico francese autore di diversi libri.

Tradizionalmente il sadismo è collegato con il masochismo, ovvero SM. Sono complementari, come il viola e l’arancio. Ma secondo un filoso francese la relazione tra i due sarebbe impossibile, poiché un soggetto è coinvolto in una sorta di operazione destrutturante, mentre l’altro è attratto da forme di istituzionalizzazione della relazione.

Pertanto il sadico al di fuori di una cornice minima regolamentare come l’SSC può spingere la sua azione fino al rinunciare al consenso della vittima.

Io continuo a sostenere che ci voglia comunicazione e conoscenza prima di mettersi in qualsiasi tipo di relazione e sopratutto impostare dei limiti, che poi magari diventeranno altri, ma che nel frattempo vanno rispettati.

Sadismo in realtà sta per un “gioco” tra partner caratterizzato dalla sperimentazione di una fisicità in cui il piacere è dettato dall’imposizione di sensazioni ed emozioni estreme, nel rispetto dell’altro.

Nel sadismo, il divertimento lascia lo spazio ad un oggettivo e reale desiderio di fare male.

Il BDSM rappresenta, un insieme di comportamenti erotico-sessuali.

Io sono dell’opinione che una persona nasce sadica o masochista, o se vogliamo prendere un insieme più allargato, nasca kink non lo diventì. Lo si è sempre stati, ma bisogna scoprirsi con il tempo. E con questo non intendo che tutti siamo kink o qualsiasi etichetta ci dia la gente comune, intendo che è una parte di noi da sempre. Non si può elimenarla mai del tutto, anche se ci si prova e parlo per esperienza, ho provato in passato e non mi sentivo più me stessa. Era come se fossi incompleta.

Se una persona ha bisogno di provare dolore, mentale o fisico che sia per provare piacere e l’altra prova piacere ad infliggerlo ed è una cosa consensuale allora non vedo il problema.

Un po’ come se alla tua ragazza piacciono le pesce e tu sei un contadino e gliele porti. Non è il migliore degli esempi ma è capibile, almeno credo.

Se si legge su internet sadismo e masochismo non dovrebbero far parte del BDSM perchè arrivano alle volte ad oltrepassare l’ SSC.

Ma è anche vero che quello dipende dal tipo di rapporto che si ha e da quali sono i limiti. Ad esempio se un sadico gioca con un individuo che pratica edge play allora quello è un discorso diverso perchè la parte sottomessa tenderà a non dire la safe e a voler andare sempre oltre, per questo è un bene conoscere l’altra persona prima, avere una buona comunicazione come minimo e saper riconoscere i segnali del corpo dell’altro.

Ci sono comunque svariate sfaccettature.

Nella vita di tutti i giorni sentiamo pronunciare parole come sadico o masochista o sadomasochismo , ma realmente quanti di noi sanno cosa si intende quando si parla di sadomasochismo?

E’ importante non confondere questa pratica con disturbi parafiliaci del sadismo o del masochismo.

Da cosa deriva il sadomasochismo?

Esiste una relazione complementare tra sadismo e masochismo, sono due facce della stessa medaglia, le cui forme attive e passive convivono e si incontrano in un unico soggetto.

Stando al nostro carissimo amico Freud “Chi prova piacere ad infliggere dolore agli altri in relazioni sessuali è anche capace di godere il dolore come un piacere che da questi può derivare. Un sadico è al tempo stesso un masochista, sebbene l’aspetto attivo e quello passivo della perversione possa essere in lui più fortemente sviluppato e costruire la sia attività sessuale prevalente”.

Si parte dunque dal sadismo nel quale, il piacere deriva dal veder soffrire l’altra parte.

Il sadomasochismo è quindi ritenuto da Freud una delle maggiori polarità che influenzano e caratterizzano la vita sessuale.

Nello specifico le pratiche BDSM consistono in pratiche sessuali inconsuete che implicano giochi di ruolo, vincoli fisici, cambi di potere,a volte anche l’induzione del dolore. Il termine indica una vasta gamma di pratiche relazionali ed erotiche che consentono di condividere fantasie sessuali basate sul dolore, lo squilibrio del potere, l’umiliazione tra due o più partner adulti e consenzienti che traggono piacere da queste.

Molti dei soggetti che praticano tali attività sessuali riferiscono che la maggiorn parte delle volte, queste vengono associate a:

  • senso di libertà ( e da masochista posso dire che ci si sente liberi solo quando si è in catene)
  • sensazione di piacere, appagamento, godimento
  • messa in pratica i abilità personali
  • senso di rilassamento
  • riduzione dello stress
  • estroversione ed o esplorazione
  • mix di sensazione emotive positive

Stando ad uno studio nel quale sono stati presi in esame 902 soggetti praticanti BDSM e 434 controlli considerati “normali”, basandosi sulla compilazione di questionari online, le caratteristiche psicologiche dei practitioners sono emerse come maggiormente positive rispetto a quelle del gruppo vanilla.

Coloro che praticano attività sessuali definite dalla massa strane è risultato che:

  • sono meno inclini alla nevrosi
  • molto più estroversione
  • aperti a nuove sperienze
  • meno sensibile al giudizio sociale
  • con uno stato di benessere personale, fisico e mentale, più alto

Ed una volta fatti gli accertamenti dovuti queste persone sono risultate idonee e adeguate dal punto di vista sociale e psicologico. Ergo la pratica BDSM provoca un vero piacere dal punto di vista mentale, grazie alla dinamica del potere che si viene a creare tra dominante e sottomesso.

Benchè queste pratiche siano connotate al dolore fisico e psicologico, nel BDSM non mancano però gli atti di tenerezza e di rilassamento (Aftercare). Spesso, come è giuste che sia e come dovrebbe essere, la parte dominante si dedica alla parte sottomessa attribuendogli dei premi, specialmente quando quest ultimo ha eseguito nella miglior maniera il suo ruolo.

Le pratiche di dominazione e sottomissione vengono definite di natura sessuale, ma la maggior parte delle volte la penetrazione è completamente assente in questi rapporti tra le due parti al termine del gioco. (Io qui non sono pienamente d’accordo dipende dal tipo di rapporto e di relazione che si ha con l’altra parte.)

Il sadomasochismo attualmente è prevalentemente maschile (oh, guarda non lo sapevo eh, vedo così pochi uomini cercare qualcuna che li rimetta al loro posto…) e risulta esserci una prevalenza di masochisti, rispetto a sadici, anche se questa tendenza può cambiare nel corso della vita. L’esempio vivente sono io, ovviamente.

Una cosa importante da dire è che anche se il BDSM non è visto di buon occhio ed nel mondo là fuori non ha la migliore delle reputazioni, non è illegale purchè venga praticato tra adulti consenzienti. Poichè anche se è legato alla sfera dominante/dominato, nessuna sevizia può essere inflitta all’altro senza aver avuto il suo consenso. Altrimenti diventa aggressione.

E come dicevo all’inizio la COMUNICAZIONE sta alla base di tutto.

Perchè ricordiamomi che nel vero Kink nessuno è succube, ma siamo tutti consenzienti e se non lo siamo allora non è Kink.

 

 

Ana e Pascal

Grazie per avermi ascoltata. Avevo bisogno di parlare questa notte”.

Si tennero stretti a lungo. Sentiva il corpo di Pascal tremare sotto le sue mani.

Stai ridendo?”, gli domandò.

Sto cercando di non farlo”, le confessò. “Mi fa ridere che Alain ti abbia messo il cognome Jhonson”.

Dissi a quel bastardo che se mi chiamava ancora Angelica Jhonson l’avrei schiaffeggiato per i prossimi cinquant’anni. Quando diventai una dominatrice e mi serviva un nuovo nome, tirò fuori quello dai cassetti dei ricordi”.

E tu cos’hai fatto?”, le chiese, mentre andavano all’auto.

L’ho schiaffeggiato per i prossimi cinquant’anni”.

Pascal le sorrise.

Cos’è successo al tuo Axel? Sei rimasta in contatto con lui?”

No”, rispose Ana, mentre il suo sorriso si spegneva.

Sulla carta stavamo bene io e Axel, mentre io e Rupert non avevamo senso. Ma eccoci qua, quasi vent’anni dopo io e Rupert stiamo ancora insieme, ancora innamorati. E Axel…”

Che cosa gli accadde?”

Ana deglutì forte. “Quattro anni dopo la nostra laurea, l’hanno trovato morto nel suo appartamento”.

Pascal spalancò gli occhi.

Venne fuori che Axel era bipolare. Ecco perchè aveva tanta energia per stordirmi di parole. Me lo spiegò un’amica dell’università. A quanto pare, gli avevano cambiato le medicine e lui…” si interruppe e cercò di immaginare la sua vita se fosse rimasta con Axel.

Si sarebbero sposati? Sarebbe rimasta vedova a venticinque anni?

Dopo la sua morte pubblicarono le sue poesie. Era bravo”.

Ana”, osservò Pascal. “Quante cose perdute”.

Quante cose trovate”. Prese il suo viso tra le mani e lo baciò. “Credi nell’universo?”

Sono un vignaiolo. Per tutta la vita sono stato a guardare l’acqua che muta in vino. E’ ovvio che creda nell’universo”.

Fece un respiro profondo e, tremando guardo Pascal. Quel che era accaduto la sera prima aveva un significato importante per lei, un significato tale che non poteva sopportare di contaminare con un segreto.

Angelica

Alain prese la notizia meglio di quanto lei si aspettasse. La ascoltò senza fare domande, neppure quando ebbe finito di raccontare.

E’ innamorato di me, Al. Non mi sarei mai aspettata che qualcuno oltre a Rupert potesse innamorarsi di me. Deve essere un masochista”, concluse Angelica con un sorriso e una risata mesta. “Immagino che chiunque si innamori di me debba essere un masochista”.

Alain rise dietro il suo bicchiere di rum.

L’hai detto tu, non io. Ma io dubito che lo sia. E anche che sia un sottomesso”.

Allora perchè fa tutto quello che gli dico di fare?”

Perchè è un adolescente sessualmente convenzionale che vuole piacerti, tenerti a tutti i costi. Un maschio sottomesso lo fa per desiderio, non per disperazione. E un uomo innamorato di una donna innamorata di un altro uomo è la seconda creatura più disperata del pianeta”.

Qual è la prima?”

Un uomo innamorato di un uomo, che a sua volta è innamorato di una donna”.

Angelica rise. Alain no.

Non sapevo che mi sarei potuta sentire così. Non è che ami Rupert di meno. Mi sento come se avessi un secondo cuore che non sapevo di avere finchè non ho incontrato Axel. Non sapevo che potevo farlo, amare così tanto due persone allo stesso tempo”.

Benvenuta nel poliamore”. Alain ripose il bicchiere.

Multiamore, chiamalo come vuoi. E’ comune nel nostro mondo, avere più di un amante. Non intendo amante solo in senso sessuale. Intendo dire amare due persone”.

Sembra un incubo”.

Non era Oscar Wilde a dire che ci sono due grandi tragedie nella vita: ottenere quello che si vuole, e non ottenere quello che si vuole? Il poliamore è la tragedia dell’ottenere tutto quello che si vuole allo stesso tempo. Comunque, qualsiasi cosa è meglio della monogamia, oui?”

Io mi sento… una schifezza”. Nascose la faccia tra le mani prima di alzare lo sguardo verso il basso. “Non posso smettere però. Ogni giorno mi dico d’accordo, oggi rompo con Axel. E ogni giorni non lo faccio. Ieri sera siamo usciti. Abbiamo anche dormito insieme. Non l’avevo mai fatto con nessuno, dormire nello stesso letto. Niente sesso, ma lo volevo. Volevo legare Axel al letto e farmi implorare da lui…”. Espirò dal naso. “Cazzo, l ho detto ad alta voce?”

Alain si limitava a sorridere. “L’hai detto”.

Scusami”.

Non scusarti. Nessuno in questa stanza ti può giudicare. Io oggi ho scopato due persone. E probabilmente me ne scoperò altrettante prima che faccia giorno”.

Questo dovrebbe darmi sentire meno orribile, ma non funziona. Mi fa un po’ ingelosire, però”. Cercò di sorridere.

Questo dovrebbe farti sentire meno orribile. Lui sapeva che sarebbe accaduto. Direi anzi che voleva che accadesse”.

Ruepert voleva che mi innamorassi di un altro?”

Pensi che ti faccia aspettare tanto solo per torturarti?”

Ehm, sì”.

Solo in parte”. Alain si appoggiò alla sedia e mise le lunghe gambe munite di stivali sullo schienale del divano, incrociando le caviglie. “La verità è che ti ama. Ed è un professore cattolico. E non può sposarti. E non può darti figli. E non può tenerti per mano mentre attraversi la piazza e baciarti sotto un lampione nella neve, dove ti può vedere tutto il mondo. E se desideri questo, lui vuole che tu lo abbia. Il sesso suggellerà la vostra unione. Passa una notte nel suo letto e non vorrai mai lasciarlo. Se devi liberartene, devi farlo adesso, prima che sia troppo tardi”.

Li voglio entrambi”.

Se le professeur lo consentisse, il tuo ragazzo come la vedrebbe?”

Lei scosse la testa. “No. Lo odierebbe. Il primo giorno voleva sapere tutto di Rupert. Adesso fa una smorfia solo se lo nomino”.

Allora devi fare una scelta. Ma falla subito e falla per bene”.

Per bene?”

Alain mise il bicchiere sul tavolino e con le dita svelte si sbottonò a camicia bianca. Spostò di lato la stoffa per mostrare una grossa cicatrice che sembrava rimarginata da poco.

Una ferita da proiettile”, spiegò. “Mi ha quasi ucciso. Non il colpo,però. Il proiettile si è schiantato su una costola. Hanno dovuto estrarre venti frammenti d’argento. Vuoi spare a qualcuno? Abbi la decenza di farlo per bene. Dentro e fuori. Direttamente. Nessuna speranza”.

Nessuna speranza? E’ una cosa brutale Alain”.

Dici che è un aspirante scrittore. Fallo a pezzi, allora”. Alain sorseggiò il rum e rise tra sé. “La sua arte senz’altro ne gioverà”.

Comnciò ad abbottonarsi la camicia, ma Angelica lo fermò mettendogli una mano sulla cicatrice. Lui non sembrò sorpreso quando lo toccò. Né sorpreso, né dispiaciuto”.

Una suora della mia scuola diceva sempre che l’inferno è l’assenza di speranza”, mormorò Angelica, seguendo il bordo indurito della ferita. Non riusciva ad immaginare quanto avesse sofferto Alain, come avesse fatto a sopravvivere ad una ferita del genere. Era bella però, quasta cicatrice. Voleva quasi baciarla.

Alain le coprì la mano con la sua. “Allora la tua suora non ha mai amato qualcuno che non poteva avere. Se ci tieni a questo ragazzo, non dargli speranze”.

Alzò la mano e le percorse il labbro inferiore con il pollice. “Ti conosco, Ange”, dissem con una voce così bassa da attirarla più vicino a sé, tanto vicino che avrebbero potuto baciarsi se uno dei due avesse osato. “So come sei. Non saresti mai felice con un ragazzo come quello. Sarebbe un gioco e giocheresti con lui per poi stancarti del gioco e di lui. Ti serve molto di più di quello che può darti un ragazzo così. Lo so, perchè anche io sono come te”.

La guardò negli occhi ed Angelica ricambiò l’intensità di quello sguardo. Poteva quasi immaginare che le loro labbra si incontrassero…

Avrebbe potuto strappargli la camicia, sbottonargli i pantaloni. Sarebbe stato bello sdraiato sotto di lei, le mani di lei sui polsi, il cazzo infilato dentro di lei che lo cavalcava sul divano.

Aspetta. Ma che cazzo stava pensando?

Angelica si staccò e si mise a sedere sull’estremità opposta del divano rispetto ad Alain. Lui continuava a guardarla, con un sorrisetto sulle labbra come se le avesse letto nel pensiero. Non si preoccupò di riabbottonarsi la camicia.

Alain bevve un altro sorso di rum, poi lo porse a lei. Lei guardò quel liquido denso prima di berne un lungo sorso. Tossì solo quando il liquore le bruciò in gola.

Sono fottuta”.

Non ancora. Ma la notte è giovane”.

Che dovrei fare?”

Cosa vuoi fare?”

Scoparmeli entrambi”. Rise con mestizia. “So quello che non voglio fare. Non voglio ferire Axel. Non voglio ferire Rupert”.

Un bel sogno, ma questa è la vita, il mondo vero. Li ferirai. Loro ti feriranno”.

Axel.. ha la mia età, lo sai?”

Guardò il rum sul fondo del bicchiere di Alain che aveva in mano. “Studia all’università. Possiamo andare insieme nei posti, farci vedere insieme. Scriviamo entrambi. Abbiamo senso. Almeno per il resto del mondo”.

Alain passò con la punta dl dito sull’orlo bagnato del bicchiere.

Ange… vorrei che potesi averlo conosciuto quando era adolescente”.

Com’era?”

Vecchio. Più vecchio di adesso. Vecchio dentro, come si dice”. Alain ridacchiò ripensando a quello che doveva essere un bel ricordo. “Mon Dieu, non avresti potuto incontrare un ragazzo più arrogante, sdegnoso, altezzoso e pomposo. A scuola lo odiavano tutti, quello stronzo moro. Tutti tranne i professori”.

Angelica scoppiò a ridere. “Me lo immagino perfettamente. Perchè era così cazzone allora?”

Siamo tutti stronzi da ragazzi. Lo sa Dio, quanto anch’io lo fossi, ma per quanto riguarda lui, credo che fosse la paura. Pensava di essere contaminato da suo padre. Dal passato. Meglio essere odiati che amati. L’amore fa avvicinare le persone. Lui non voleva nessuno vicino. Ora sta meglio. E’ più aperto in termine di affetti. Stare con te…” Alain si interruppe, come se le parole seguenti non volevo uscire. “Stare con te lo rende migliore. Felice. Poco inquieto. Mio dio, è quasi..”Alain scosse la testa”Quasi divertente”.

Pronunciò quella parola con un orrore esagerato.

Angelica rise. “Non era divertente da ragazzo?”. Restituì il bicchiere ad Alain. Se lo teneva, rischiava benissimo di scolarselo tutto.

In un modo diverso”, rispose lui, e fece quel suo sorriso segreto che poi si affievolì. “No, allora non era divertente. Era freddo e chiuso, pericoloso e a dir poco impossibile da avvicinare. Avvicinarmi a lui quasi mi uccise, ma alla fine il premio ne valse la pena”.

Se lo lasciassi…”, disse lei guardandolo in faccia, dritto nei suoi occhi chiari. “Cosa succederebbe?”

Alain fece girare quello che restava del rum e del ghiaccio sul fondo del bicchiere.

L’hai visto solo di giorno, e di giorno vediamo solo luci ed ombre. Se tu lo lasciassi, arriverebbe la notte. E allora tutti vedremmo l’oscurità”.

Com’è l’oscurità?”

Dirò solo questo – quando le professour è in buona, può far sì che anche il diavolo abbia paura a girarsi di spalle”.

Alain finì il bicchiere.

Angelica si nascose di nuovo il viso tra le mani.

Stasera odio la mia vita”, piagnucolò, mentre le parole di lui penetravano nelle sottili crepe del suo cuore e le allargavano.

Ange, mi sono trovato anch’io difronte allo stesso bivio in cui ti trovi tu ora. Non mi sono mai pentito di aver preso la strada più scura. Il panorama è migliore da queste parti. Ed io sono molte cose, ma mai annoiato”.

Non voglio che Rupert lasci la scuola, ma se ci scoprono, se si mette nei guai…vorrei poter prevedere il futuro”.

Come si chiama di cognome, questo tuo ragazzino?”

Perchè? Lo vuoi inserire nel tuo schedario?”. Sapeva tutto delle schede che compilava Alain su tutti quelli che gli interessavano.

Peut-etre”, ammise senza vergogna. Forse.

Jhonson. Axel Jhonson. Vuoi anche la data di nascita e il gruppo sanguigno?”

Alain ridacchiò. “Lo posso trovare da me. Axel Jhonson… Angelica Jhonson… Suona bene, no?”

lei inspirò forte. Assurdo pensare che una come lei si sposasse, avesse dei figli, facesse la mamma-mogliettina perfetta. Era nella stanza della musica della casa più famigerata della città, in compagnia del perverso più famigerato della città a parlare del professore che lei amava.

La mia migliore amica delle superiori, beh la mia unica amica, si sposa in primavera. E’ iscritta al primo anno di università e si è già fidanzata. Mi ha chiamato la settimana scorsa. Non riuscivo nemmeno a parlarle. Come faccio a parlare con una così? Pensavo…”, s’interruppe e fece una risata nervosa. “Pensavo di chiederti di andarla a trovare. Sedurla, voglio dire. Ti ha visto una volta soltanto ed è l’unica volta in cui abbia fatto un commento a sfondo sessuale. Si sta per infilare nel tunnel matrimonio-bambini a diciotto anni, e io voglio fermarla”.

Io potrei fermarla”, la rassicurò lui senza alcuna arroganza nella voce. Affermava semplicemente un fatto. “Vuoi che lo faccia?”

Angelica scosse la testa. “Un marito, dei figli è questo che vuole lei”.

E tu ?”

Io voglio di più”.

Allora conosci già la tua risposta, Angelica Jhonson”.

Chiamami così un’altra volta e ti schiaffeggio per i prossimi cinquant’anni”.

Ora, ma belle Ange, stai parlando la mia lingua”.

Angelica baciò Alain su entrambe le guancie dandogli la buonanotte, e si mise la giacca.

La temperatura era scesa, perciò decise di pagarsi un taxi. Mentre esaminava la strada in cerca di un’auto bianca, sentì qualcuno che chiamava il suo nome.

Axel?”. Si voltò e si trovò davanti Axel. Sorpresa. “Che diamine ci fai qui?”

stringeva tra le mani un mazzo di fiori, mezzi morti per il freddo.

Hai che stasera dovevi lavorare”, disse lui senza sorridere. Lei non ricordava di averlo mai visto senza sorriso sulle labbra. “volevo farti una sorpresa al lavoro con i fiori. Non sapevo in quale biblioteca lavoravi, così ti ho seguita. Lo so che è orribile, ma pensavo che mi avresti perdonato perchè volevo solo portarti dei fiori”.

Sei rimasto ad aspettare fuori per due ore?”

Cosa non si fa per amore, eh!”. Alzò le mani e rise di se stesso. “Mi piaceva quasi l’aura misteriosa di cui ti circondi. Non parli dei tuoi genitori, del tuo passato. Non so nemmeno il nome di questo tipo di cui dici di essere innamorata. In qualche modo è eccitante, tutta questa segretezza. Però i segreti sono una cosa. Mi hai mentito”.

Ti ho mentito”, ammise. “Non stavo lavorando, ovviamente. Sono venuta a trovare un amico”.

Da quello che vedo, un amico ricco”.

E’ anche suo amico. Non volevo ferire i tuoi sentimenti”.

L’hai fatto. Non preoccuparti, non è nulla. Passerà. Alla fine. In qualche modo mi scongelerò”.

Alla fine?”

Esatto. Forse possiamo andare da qualche parte a parlare…”

Axel, non possiamo più vederci”. Angelica lasciò che le parole uscissero rapide e crude, come quando si strappa via un cerotto.

Sono diventato invisibile, improvvisamente?”

Lei si massaggiò le tempie.

Devi smetterla di essere tanto carino e buffo, okay?”, continuò lei. “Lui torna tra quattro giorni. Non posso andare avanti così, a fare questo gioco con te”.

Non è un gioco. Sono innamorato di te”.

Ed io sono innamorata di lui”.

Non puoi. Lui ha trent’anni. Tu ne hai diciotto. Voglio dire, cosa puoi avere in comune con uno così vecchio? Di cosa potrete mai parlare?”

E’ intelligente. Divertente e affascinante, e non svelerò mai del tutto il suo mistero”.

Agli uomini di quell’età piacciono le ragazze più giovani. Siete facili. Gli basta essere più vecchi per impressionarvi”.

Io non sono un facile, okay? Non sono la pecorella nelle grinfie del lupo. Parla dieci lingue. E’ alto più di un metro e ottanta. E’ incredibilmente bello, e sì sto usando la parola bello. Va in moto, fa una vita che non puoi immaginare e ha introdotto anche me in quel mondo. Ho partecipato a delle feste fantastiche. E la gente? Gente potente e ricca da non crederci. E Axel, non mi importa niente di tutto questo. Quello che mi importa è che mi ama, e non c’è niente che non farebbe per me. Mi ama così tanto che se io volesi stare con te più di quanto non voglia stare con lui, mi lascierebbe stare con te. Mi ama e mi conosce, e io sono una persona più interessante quando sono con lui. Senza di lui sono solo una studentessa di lingue all’università, con un lavoro partime e troppo, troppo da studiare”.

Quello che sono anche io”.

Esatto”.

Quelle parole restarono sospese nell’aria tra di loro, stazionando come una nube velenosa. Lei sapeva di aver varcato un limite, spinto il coltello troppo a fondo. Per quanto adorasse Axel, non poteva competere con un uomo come Rupert. Per prima cosa, Rupert era un uomo e Axel era solo un ragazzo di diciotto anni.

Lo sai che stai facendo, Ange?”, l’aggredì Axel. “Vivi nel paese delle meraviglie. Questo tipo più grande di te, parla tutte queste lingue e fa questa vita incredibile. E’ una cosa diversa, è strana, è il regno della follia dentro la tana del bianconiglio. E’ divertente per un po’, ma alla fine devi pur tornare a casa. Non ci puoi vivere per sempre, Alice”.

Io non sono Alice”. Non sapeva chi fosse, se il bianconiglio, la regina bianca o jabberwocky, ma una cosa la sapeva perfettamente. Non era una straniera nel paese delle meraviglie. Era nata lì.

E’ una follia”.

Che ti posso dire? Siamo tutti matti”.

Ange…”, disse Axel mettendosi le mani tra i capelli. Le piaceva questa sua tinta rossa. – SII BRUTALE-, le aveva detto Alain. -FAI LE COSE PER BENE-. Mise il cuore sottochiave e fece tacere la compassione.

Lascia che ti chieda una cosa, Axel. Hai mai frustato una donna?”. Fece un passo avanti.

Che cosa? Frustare? Non esiste”.

L’hai mai bacchettata?”

No”.

Lo sai usare un frustino a coda?”

Non so neppure cosa sia”.

Ce l’hai in camera una croce di sant’Andrea?”

Una cosa?”

Non sono quella che credi”, sibilò lei. “Sei innamorato di una persona che non esiste”.

Mi stai spaventando”, sussurrò lui con gli occhi spalancati e pieni di terrore.

Non ho ancora cominciato a spaventarti”.

Ange?”, fece lui con una voce calma e solenne. “Che cosa può darti che io non posso? Sul serio. Voglio sapere la risposta”.

Lei gli voltò le spalle e camminò verso il taxi che la stava attendendo.

TUTTO”.

Da sola sul sedile posteriore dell’auto, con le luci soffuse, smise di trattenere le lacrime. Non si sarebbe mai più concessa di affezionarsi a qualcuno oltre a Rupert, per tutta la sua vita. Faceva troppo male, nel profondo della sua anima ed insieme a tuta quella tristezza, si fece una promessa che avrebbe mantenuto, ne era certa: mai più ragazzi sessualmente convenzionali. Non poteva farlo, non poteva stare sospesa tra due mondi. Faceva male. Troppo. Faceva male ad Axel, faceva male a lei. Poteva ferire anche Rupert, l’avrebbe ferito se avesse saputo. E avrebbe saputo. Doveva parlargliene.

Pagò il taxi e si trascinò a fatica tra la neve fino agli alloggi.

Prese dal frigo uno dei bitter della sua compagna e se lo scolò in fretta, più velocemnte di quanto avrebbe dovuto. Udì dei rumori provenire dall’ingresso: il suono di una festa.

Angelica sedette sul letto con un’altra bibita in mano. C’era qualcosa di più patetico al mondo di una ragazza dal cuore spezzato, seduta sul letto della sua stanza ad ubriacarsi da sola? no. Non avrebbe dovuto stare lì a bere, pensando a quanto le sarebbe mancato essere la ragazza di Axel, a quanto le sarebbe mancata pranzare e cenare con lui, parlare di libri e di poesia, di prof che amavano e di quelli che odiavano. Non avrebbe dovuto stare a bere da sola, e pensare quanto fosse stato bello la sera prima essere nuda dalla vitain su, sotto di lui che le baciava il seno. I capezzoli. Non avrebbe dovuto stare a bere da sola, pensando quanto fosse erotico dormire nel suo letto, con il braccio di lui intorno a sé tutta la notte. Le faceva desiderare quelle cose, Axel. Cose completamente diverse da quelle che le faceva desiderare Rupert. Voleva spogliare Axel, legarlo, morderlo, baciarlo, farlo implorare per avere di più.forse gli avrebbe dato di più. Forse no. Forse un cubetto di ghiaccio e l’avrebbe torturato con quello. Porca puttana, da dove sbucavano quelle fantasie? Lei era una sottomessa, era proprietà di Rupert. Non riusciva ad immaginarsi sopra Rupert. Era assurdo persino pensarlo. Allora perchè lo voleva così tanto? Perchè non pensava ad altro quando lei ed Axel erano insieme da soli? Non importava. Una fantasia. L’avrebbe dimenticata, il mattino seguente.

Mise la sua bottiglia di bitter sul comodino e la guardò.

Bere da sola era senza alcun dubbio una pessima idea. Decise di svuotare la bottiglia nel lavandino. Prima di arrivarci, sentì bussare alla porta. Una dozzina di colpi.

Festa nella stanza all’angolo!”, udì da una cacofonia di voci, maschili e femminili. Passarono alla porta seguente, e bussarono di nuovo.

Un tipico invito del venerdì sera.

Angelica guardò la bottiglia che aveva in mano. Quella mattina, mentre cercava di alzarsi dal letto di Axel, lui si era svegliato,’l’aveva stretta a sé e aveva mormorato: aspetterò finchè vorrai, ma devi sapere che muoio dalla voglia di stare dentro di te.

Le sue parole e la sensazione della sua erezione che le premeva sulla schiena l’avevano lasciata con una voglia che l’aveva perseguitata per tutto il giorno. Venerdì sera. Che idea terribile, bere da sola. Prese una bibita e si avviò verso la stanza all’angolo. Perchè non bere in compagnia?

Angelica

Ecco cosa penso”, le spiego Axel mentre terminava il pranzo a base di baconburger e patatine fritte, uno dei pochi piatti di cui ci si potesse fidare a mensa. “Penso che se ne sai più tu del tuo professore su un argomento, dovresti prenderti il suo dottorato. L’istruzione dovrebbe essere come la boxe, ma con i dottorati al posto delle cinture”.

Dunque di chi noi si prende il dottorato della nostra professoressa? Penso che dottoressa Betti suoni piuttosto bene”.

Vero. Puoi prenderlo tu, perchè hai parlato per prima”.

Sì, però tu hai dato la spiegazione migliore”.

Puoi avere il dottorato se giochi al dottore con me, dottoressa Betti”.

Lo squalo si è dimenticato di dirti che non sono libera?”

Me l’ha detto, ma non ha aggiunto altro, perciò non sono sicuro se posso considerarlo una fonte affidabile. Hai il ragazzo?”

Una specie”.

Studia qui?”

Ma va là. Adesso è in giro per il mondo a discutere la tesi di dottorato”.

Un po’ vecchio, eh? Capisco”.

Capisci, eh?”

Nemmeno uno squalo può competere con un uomo più grande se in ballo c’è una ragazza dell’università. E’ come sfidare un drone a battersi con un coltello”.

E’ anche peggio”.

Axel fece una smorfia teatrale.

Quanto peggio? E’ ricco?”

E’ bellissimo. E’ così bello da essere osceno. Ma non è ricco. Non più. Ha scelto un basso profilo, un lavoro vero, rinunciando ai soldi di papà”.

Povero per scelta. Oddio, lo odio. Dimmi di più”.

Sei masochista?”

Lui indicò il piercing sul sopracciglio e i tatuaggi sulle mani.

Lo prenderò per un sì”, concluse Angelica. “Che dicono i tuoi tatuaggi?”

Sono in francese. Quello sulla destra…”

prima che lui potesse finire, lei gli prese la mano e la tirò dall’altra parte del tavolo.

Il ètait une fois”, lesse. “C’era una volta…”

Le porse la mano sinistra, e lei lesse ad alta voce: – et s’ils ne sont pas morts, ils sont toujours vivants-.

Conosci il francese?”, chiese Axel, apparentemente senza alcuna fretta di togliere la mano da quella di lei.

Parenti francesi. Hai le frasi iniziali e finali delle fiabe tatuate sulle mani”.

Ah, è questo che c’è scritto? Sono entrato nel negozio e gli ho detto di darmi la specialità del giorno, qualsiasi fosse. E’ strano che i tatuatori le propongano, no? Ho pensato che fosse strano. Tu hai tatuaggi?”

Non ancora. Ma voglio tatuarmi Jabberwoky sulla schiena”.

Jabberwocky? Meglio di una cavolo di farfalla. Perchè lui?”

Jabberwocky è la mia parola…”. Si fermò prima di aggiungere “parola di sicurezza”. Quando aveva compiuto 18 anni, Rupert le aveva detto di sceglierne una. Quella però non era una conversazione che doveva fare con Axel. “Il mio spirito guida. Sai, totem o cose del genere. Allora ti piacciono le fiabe?”

Quelle dei Grimm, le favole vere. Non quelle disney. Le versioni originali.”

Le favole vere sono incredibilmente violente”, gli ricordò Angelica. Non solo conosceva le favole dei fratelli Grimm, le aveva anche lette in lingua originale. “Nella cenerentola originale, le sorellastre si tagliano le dita dei piedi e i talloni per entrare nella scarpetta di cristallo”.

Lo so. Non è la versione dei Grimm, ma in quella francese della bella addormentata, la principessa che dorme non viene baciata dal principe…”

Viene violentata. Un piccolo prezzo da pagare”.

Axel la guardò a bocca aperta.

Subire violenza è un piccolo prezzo da pagare? L’hai detto a voce alta in questa scuola?”. Si guardò attorno agitato, come se controllasse se ci fossero delle spie o delle studentesse di studi di genere.

La bella addormentata illustra lo stesso tema del mito della creazione”, continuò Angelica. “Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden, così giovani ed innocenti. Se mangiano il frutto proibito, avranno la coscienza del bene e del male. Ma perderanno anche il paradiso. Rinunciano al paradiso per la conoscenza, senza nemmeno sapere cosa sia, la conoscenza. La bella addormentata perde la sua innocenza in cambio del risveglio. Altrimenti sarebbe sempre vissuta su una nuvola”.

Non ha acconsentito ad essere violentata da sveglia”, le ricordò Axel.

Adamo ed Eva non sapevano cosa avrebbero vinto o perso, finchè entrambi non l’hanno vinto e perso. Come la poesia che abbiamo letto. Il protagonista non sa cosa significhi la strada che ha preso, finchè non arriva alla fine. Prima si sceglie, poi si scopre quello che si è scelto. Ogni scelta ha un prezzo. Talvolta non sappiamo quale sia fino a quando non l’abbiamo pagato”.

Axel si sporse in avanti e la guardò dall’altra parte del tavolo.

Non prenderla nel modo sbagliato, Ange, ma dovresti fare la scrittrice”.

Sono una scrittrice”.

Lui annuì con aria d’intesa e tamburellò le dita sul tavolo, come se fosse assorto. Molto assorto.

Axel?”

Dammi un secondo. Cerco di immaginare come abbattere un drone con un coltello”.

Non provarci nemmeno. Tu scrivi?”

Sì, ma non dirlo in giro. Scrivere è come masturbarsi. Lo fanno tutti ma a nessuno piace ammetterlo”.

Io lo ammetto”.

Che scrivi o che ti masturbi?”

Tutte e due le cose”. Angelica ammiccò con le sopracciglia prima di rendersi conto che era in piena modalità amoreggiante. Doveva chiuderla in fretta.

E cosa scrivi?”, gli chiese, cercando di passare ad un argomento più tranquillo del sesso.

Sopratutto poesie sulla morte e l’insensatezza della vita, e di come prendere decisioni arbitrarie da giovane, ma quando sei vecchio devi fingere che significhino qualcosa”.

Porca puttana. Sei Frost, non è vero?”

Ssst…” Axel la zittì come se avesse fatto trapelare un segreto di stato. “Abbassa la voce. Non voglio trasferirmi nella tua camera e dormire nella tua cesta della biancheria sporca”.

Angelica gli rivolse uno sguardo inespressivo.

La parte della cesta della biancheria era un po’ troppo, vero?, le domandò.

Solo perchè non ce l’ho, una cesta per la biancheria”.

Usciamo una volta, una sola. Non chiedo altro. Il tuo drone è in giro per il mondo. Non lo saprà mai. E’ troppo impegnato ad essere intelligente e a rompermi il cazzo con il suo semplice esistere. Ceniamo insieme, parliamo. Ti faccio leggere le mie poesie. Chiamerai il numero verde di prevenzione al suicidio per me. Sarà una figata”.

Sei proprio determinato, non è vero?”
“Hai detto alla professoressa che era un’idiota. Voglio fare l’amore con il tuo cervello. Una cosa in stile Marvin Gaye”.

Solo una cena?”

Solo una cena”.

Non proverai a fare niente?”.

Proverò a fare tutto”.

Accetterai un rifiuto?”.

Sì. Voglio dire, no, voglio dire, sì, accetterò il no in risposta. Aspetta. Qual’è la domanda?”

Se mi chiedi di fare sesso con te, ti dirò di no”, precisò Angelica, rivolgendogli uno sguardo assassino.

Se mi chiederai di fare seso con te, ti dirò di sì”.

Sono seria Axel. Niente sesso”.

D’accordo, il sesso non è tra i piatti del menù”.

Dunque non possiamo fare sesso”concluse lei.

No, possiamo farlo. Ma non sulla tavola. Che schifo, Ange. La gente ci mangia”.

Angelica sospirò. Si era già pentita dell’appuntamento.

Il mio drone torna a casa tra una settimana”.

Allora sarai al sicuro dallo squalo nei miei pantaloni”.

Anche lo squalo nei tuoi pantaloni ha una cresta rossa?”, gli chiese mentre raccoglieva le sue cose e si alzava.

Axel si appoggiò alla sedia e mise le braccia dietro la testa.

Che posso dirti, bellezza? Sono un rosso naturale”.

Quella sera Angelica ed Axel fecero una rapida cena a base di cibo cinese malsano ed economico, poi andarono a fare una passeggiata. Angelica aveva l’impressione che Axel suggerisse la passeggiata perchè era cominciata una nuova nevicatae la città appariva insopportabilmente romantica. Lei odiova, e non c’era una parola migliore di quella, odiava, quanto se la stessero passando lei e Axel. Rideva tanto da farle male la pancia. Axel l’adorava. Si era messa un paio di stivali alti sopra i jeans e lei le disse che le davano un’aria feroce. Gli piaceva come portava i capelli, acconciati in un ciuffo disordinato dietro la nuca. Diceva che somigliava a Virginia woolf, senza gli impulsi suicidi. La conversazione si rivelò difficile solo quando Axel le chiede del suo passato e del suo ragazzo drone. Avrebbe preferito non parlare della morte di suo padre e del sue noie con la legge. E non poteva parlare del professore del quale era innamorata da quando aveva 14 anni.

Niente? Non mi dici nulla sul drone? Nemmeno come si chiama?”

Non vorrei che poi ti mettessi ad inseguirlo e lo facessi fuori”.

D’accordo. Mi ci vedo a fare una cosa del genere. Quanti anni ha? Se sta facendo il dottorato, dovrà avere almeno, quanti? Venticinque? Ventisei anni?”

Ne ha trenta e un po’”

Ah, i i migliori anni. Se odiavo quel programma c’era un perchè. Chiama il numero verde. Subito”. Axel si schiantò in modo teatrale contro un lampione e si mise a fissare la lampadina. “m’impiccherò a questo affare”.

Dici un mucchio di minchiate”. Lo afferrò per il bavero della giacca, lo prese sottobraccio e lo costrinse a camminare per la strada. “Parliamo d’altro”.

Possiamo parlare delle tue labbra?”

Sono labbra”.

Scommetto che sanno di ciliegie e di poesia”.

Di che cosa sa la poesia?”

Non lo so. Ma mi piacerebbe scoprirlo”.

Axel smise di camminare e rimase sotto la luce di un lampione. Intorno a lui, la neve volteggiava come un derviscio.

Me la sono proprio cercata, questa”, mormorò lei. “Sono più sveglia di così, però. Non mi faccio fregare dalle frasi”.

Vuoi farti fregare. Fallo, Ange”.

Lei restava fuori dal cono di luce. Axel estrasse una mano dalla tasca e piegò un dito verso di lei.

Rupert era dall’altra parte del mondo ed Axel era lì davanti a lei, circondato di luce e neve. E aveva il sorriso sulle labbra e le fiabe francesi tatuate sulle mani. Scrivere gli piaceva tanto da imprimere delle parolle sulla sua stessa pelle. Bastava quello perchè meritasse un bacio. Ma uno solo.

Lei si avvicinò alla luce. Il bacio iniziò dolce e cauto, come se lui temesse di distruggere il momento toccandone troppo tutto insieme. Lei afferrò il bavero del suo cappotto di pelle sdrucita e lo avvicinò a sé. Il bacio si fece più intenso ed Axel infilò la lingua tra le sue labbra ed intrecciò le dita ai suoi capelli. Quel baciò proseguì a lungo, più a lungo di quanto lei avrebbe dovuto consentire. Proseguì abbastanza da farle dimenticare quasi a chi apparteneva, dimenticare quasi il collare bianco con il lucchetto dietro all’uomo che glielo aveva messo. Axel non baciava affatto come Rupert. Con i suoi baci, Axel esplorava. Con il suo, Rupert conquistava. La neve cadeca tutta intorno a loro, eppure lei non sentiva odore d’inverno.

Si staccò e fece un passo indietro.

Axel trasse un respiro profondo e l’aria diventò bianca tutto intorno. “Accipicchia”, esclamo. “Mi sbagliavo”.

Riguardo a cosa?”

Non sai di poesia. La poesia sa di te”.

E con quella frase Angelica capì che l’aveva conquistata.

Così cominciò. Poiché aveva detto ad Axel che il sesso era fuori discussione, lui non ci provava neppure. Nnon faceva che baciarla ad ogni occasione nei loro primi sei quattro giorni insieme. Lei si assicurava di dargliene un mucchio. Di occasioni. Si incontrarono dopo le lezioni per studiare insieme. Fece colazione, pranzo e cena insieme. Andarono ad una festa insieme. Si incontrarono nella camera di lui a guardare la televisione insieme ad un paio di suoi amici. Si misero a litigare per i popcorn tanto animatamente che i due amici di Axel se ne andarono, dicendo che non potevano guardare la televisione con una tensione sessuale così forte nella stanza. Con la stanza tutta per sé rimasero per due oe a pomiciare sul letto. Lui si stese sopra di lei e lei infilò le mani sotto la maglietta. Le piaceva la sua pelle, morbida e liscia. Non era magro e muscoloso come Rupert, né alto come lui. Lei ed Axel erano molto meglio assortiti che lei e Rupert. Lui sembrava uno come lei, un amico. Poi però cominciò a sollevarle la maglietta e tutti i sentimenti amichevoli si schiantarono giù dalla finestra.

Axel…”

Per favore”.

Bastò quel per favore, e lei non stette più a discutere.

D’accordo”.

Axel le tolse la maglietta. Le sganciò il reggiseno e lentamente glielo sfilò dalle braccia. Guardò i suoi seni nudi, e lei stava lì distesa a lasciarsi guardare. Attendeva che lui dicesse qualcosa, si aspettava che dicesse qualcosa. Invece, impiegò la bocca per un uso migliore. Portò le labbra sul suo capezzolo destro e si mise a succhiare piano. Mentre lui le baciava i capezzoli, li leccava e li stuzzicava, lei lo guardava e si eccitava sempre di più. Infilò le dita tra i suoi cappelli mentre si sentiva travolgere da un sentimento di tenerezza nei suoi confronti. Le sembrava così giovane, così innocente. Voleva stringerlo tra i suoi seni, tenerlo al sicuro, proteggerlo. Lui avrebbe dovuto stare sdraiato sotto mentre lei stuzzicava il suo corpo come stava facendo lui con lei. Con lui sopra, lei non potè fare altro che spingere il bacino contro il suo. Lui spinse a sua volta e si lì a poco Angelica sentì che stava per venire. Tremò tra le sue braccia, mentre un’onda di piacere si schiantava su di lei e la percorreva tutta.

E’ successo davvero?”, le chiese Axel, sorreggendosi sopra di lei.

E’ successo che cosa?” lei decise di far finta di nulla.

Sei venuta?”

Rispondo solo in presenza dei miei avvocati”.

Ange…”Axel le rivolse uno sguardo molto serio, quasi implorante.

Ebbene sì”. Gli mise una mano sulla guancia.

E’ la cosa più sexy che mi sia mai successa”. Axel premette la fronte sulla sua.

Lei sorrise e gli diede un rapido bacio. “E’ successa più a me che a te”.

E’ successa a noi. Tra noi. Mi piace dire noi. Posso dirlo ancora?”

Axel, lui torna tra tre giorni”. Era terrorizzata dalla conversazione che lei e Rupert avrebbero avuto su Axel, ma non dirglielo sembrava impensabile.

Non mi interessa di lui. Mi importa di noi. Non stavamo nemmeno facendo sesso, e sei venuta sotto di me. E’ stata una cosa incredibile e sto per venire solo a parlarne”.

Puoi venire se vuoi”.

Vuoi che lo faccia?”

Mi stai chiedendo il permesso?”

Tu sei la donna. Le regole del sesso le decidi tu”.

Gli sorrise. Le regole le faceva lei? Le piaceva come suonava questa cosa.

Puoi venire. Voglio che tu venga”.

Sissignora”. Riportò la bocca su quella di lei e la baciò con una brutalità che la turbò. Lei gli mise una gamba sulla schiena e spinse il petto contro il suo. Lui gemette dal fondo della gola mentre premeva il bacino contro quello di lei. Lei voltò la testa per dargli accesso al collo. La vista della sua mano tatuata e degli avambracci la fece dubitare della regola che lei stessa gli aveva imposto, – sesso fuori discussione-. Adesso lo desiderava, e non badava più alle regole.

Il respiro di Axel si fece spezzato mentre si muoveva sopra di lei. Dio, quanto voleva spingerlo sulla schiena proprio ora e tenerlo giù. Le sarebbe piaciuto inchiodare quegli avambracci al letto. Avrebbe strusciato il bacino su di lui, l’avrebbe portato quasi a venire poi si sarebbe fermata… l’avrebbe riportato a quel punto per fermarsi un’altra volta.. l’avrebbe torturato fino a fargli implorare di lasciarlo venire. E forse se avesse implorato abbastanza, glielo avrebbe concesso.

Invece lo strinse mentre il suo corpo tremava dopo aver avuto l’orgasmo, prima di fermarsi. Lui era steso sopra di lei, muovendosi appena, baciandole solo piano il collo mentre riprendeva fiato.

Mi sto per innamorare di te”, sussurrò Axel. “Adesso…”

lui chiuse gli occhi, e lei non disse nulla. Che c’era da dire?

Si sfilò i jeans. Lui aveva solo i boxer e le solo le mutandine e la maglietta, si strinsero nel suo letto e dormirono insieme. Conosceva Rupert da quasi 4 anni e non aveva mai dormito tra le sue braccia. Era con Axel da quattro giorni e si era addormentata tra le sue braccia e poi si era risvegliata ancora stretta a lui. Si sentiva così coccolata e desiderata e così… normale, per una volta, che pensare di lasciare le sue braccia e il suo letto la uccideva.

Da quando aveva quattordici anni aveva pensato che l’amore di Rupert fosse una benedizione per lei. Quella mattina, nel letto di Axel, per la prima volta amare un professore le sembrò un peso.

Quel venerdì sera andò come sempre da Alain. Lei e Rupert occupavano la stanza della musica, e Rupert le illustrava i diversi aspetti del sadomasochismo che lei doveva capire. La faceva anche scrivere per lui. Voleva sapere cosa desiderava di più quando immaginava che facevano l’amore. Erano i compiti a casa che preferiva: scrivere fantasie sessualmente esplicite di bondage e tortura erotica. Le piacevano quelle sessioni di addestramento del venerdì sera, contava i minuti che la separavano da lui. Ma adesso Rupert era a Dublino da tre settimane. Era andata da Alain quella sera soltanto per stare sola con i suoi pensieri, le paure, gli spaventosi sentimenti per Axel.

Axel le aveva chiesto di uscire con lui quella sera, ma lei aveva mentito dicendo che doveva lavorare.

Nella sala da pranzo di Alain si stava svolgendo una cena con ospiti. Angelica la evitò, nascondendosi nella stanza della musica. Sedete accanto al basso, sperando di sentirsi più vicina a Rupert. Non funzionò. Dallo zaino, tirò fuori l’ultima lettera che le aveva scritto Rupert.

Gattina mia,

vorrei che tu fossi qui con me. Oggi ho fatto un giro in una galleria d’arte ed ho cercato di immaginare tutti i commenti sconvenienti che faresti tu sulle statue e i lori diversi gradi di nudità. Stare senza di te tra tanta bellezza è una tortura speciale. Avevo già visto queste statue e le avevo ammirate. Oggi, quello che mi mancava erano i tuoi occhi che le guardavano. Questa città è vecchia e stanca, ma nei tuoi occhi diventerebbe nuovamente giovane. Non so se potremo mai venire qui insieme., sebbene sia un mio sogno. Qui ho degli amici. Sembra che me li trovi davanti ovunque vada. La città brulica di studenti.

Spero che le tue lezioni vadano bene. Mi dispiace dover stare via tanto a lungo. Ti penso ogni giorno. Ogni notte. Spero che tu non ti senta troppo sola e che Alain si comporti bene, in mi assenza.

Oggi ho visto una scritta su un muro, e sono sicuro che ti sarebbe piaciuta: Chlorine to the clergy. E’ vicino ad una scuola cattolica. Non farti venire strane idee, però.

Il mio viaggio qui ha avuto successo. Ti ho lasciato come professore Anderson. Tornerò come dottor Anderson. Devi rispettare gli ordini e non chiamarmi mai professore o dottore, né tanto meno con il mio vero nome. Puoi chiamarmi Padrone quando hai il collare e Rupert quando sono dentro di te. Sto passando la serata con alcuni colleghi, miei vecchi compagni di università. Ora devo andare. Sarò presto a casa da te. Casa, nel caso in cui te lo stia chiedendo, non è Londra, né Roma o nessun altra città. Sono a casa quando sono con te.

Love you. (si lo so quanto ti eccita quando ti parlo in inglese).

La lettera era firmata con una R ornata cerchiata da una linea, la firma privata di Rupert. Quando alzò gli occhi dalla lettera, vide Alain che la guardava dalla soglia della stanza della musica.

Come si chiama, Ange?”, le chiese Alain dalla porta.

Chi?”

Alain si avvicnò e le abbassò il colletto della camicia. Lei sapeva che stava toccando il leggero segno rosso che Axel le aveva lasciato sul petto con i baci della notte precedente.

Dimmi tutto, subito”.

Alain, sono nei guai”.

Incinta?”

Peggio”.

Che c’è di peggio dell’essere incinta?”

Con il dorso della mano Angelica si asciugò le lacrime dal viso e fece un profondo respiro.

Penso di essere innamorata”.

La notte di Ana.

Ana?”

Mmmph…”, disse continuando a guardare le stelle pensierosa.

Angelica Betti, cosa sta succedendo in quella mente perversa?”, chiese Rupert, spostandosi dietro di lei.

Sì, Padrone?”.

Quelle stelle non erano certamente le stesse dell’anno prima, eppure qualcosa in loro non era mutato. Ma cosa? E perchè quella sensazione di nostalgia? Ana lo sapeva il perchè, ma come spiegarlo ad alta voce?

Ho chiesto cosa ti passa per la mente, Angelica”, ribadì Rupert.

Ana si sedette sull’erba appena tagliata in giardino. Sospirò. Girò appena la testa verso Rupert e aprì la bocca, ma non uscì nulla, se non un altro pesante sospiro. E un altro ancora.

Rupert si sedette accanto a lei senza aggiungere parola. Restò in silenzio accanto a lei ad aspettare.

Ana era lì, eppure la sua mente viaggiava altrove. Su una moto.

Ricordi Stella? La prima segretaria di Al?”, prese a parlare Ana.

Lei lo vide annuire alla luce della luna. Le lunghe ciglia, i riflessi blu nei capelli, e la barba non troppo lunga ma nemmeno troppo corta. Quello era l’uomo di cui si era innamorata vent’anni prima.

Che fine ha fatto?”, chiese Ana.

Stando agli archivi di Alain ed Emma, dopo aver smesso di lavorare per Alain, ha trovato lavoro come barista in un club di lusso e l’ ha conosciuto una ragazza Cristina se non ricordo male. Si sono frequentante per un po’ e poi si sono sposate, Alain ha fatto da damigella d’ onore a Stella.”

Mi sono persa Alain vestito da donna, che si vantava ad un matrimonio e probabilmente perdeva l’orologio dentro ad Emma durante il banchetto nuziale?”

Esattamente gattina”, rispose lui.

Mannaggia! Che è successo dopo?”

Stando agli scritti, sono andate a vivere all’estero e ogni estate mandano ad Alain un pezzo di un pazzle riguardante il suo delirio al matrimonio”, spiegò Rupert.

in pratica hanno una foto di Alain al matrimonio che lui non ha, e lo stanno torturando con la sua stessa vanità”.

Vedo che hai capito benissimo”.

Mi manca Stella”, disse appoggiando la testa sul ventre di Rupert. “Ricordo quando mi veniva a prendere all’università con le macchine di lusso di Alain, e lo shopping fatto insieme e tutte le ore passate a parlare di voi”.

Sono sicura che anche loro pensano a te”.

Lei sospirò nuovamente, mentre chiudeva gli occhi e le dita di Rupert le scorrevano tra i capelli.

La notte le aveva portato risposte, e forse anche altro, se se la giocava bene.

Angelica

Due strade dirigevano in un bosco, e io.. io presi quella meno battuta, e questo fece la differenza”. La professoressa chiuse il libro con un sospiro malinconico, ed Angelica si sforzò di non battere la testa contro il muro.

Letteratura del secondo anno di università, e continuavano a leggere la stessa poesia che aveva letto in prima liceo?

Non esistevano forse milioni di altre poesie che potessero analizzare, oltre a la strada che non scelsi, altrimenti nota come la poesia del liceo che tutti ricordavano?

Qualche prima riflessione su questa poesia?”, chiese la docente.

Una ragazza in prima fila alzò la mano, Cristina qualcosa.

Mi piace questa poesia”, dichiarò. “Parla di scegliere un percorso che altri non scelgono. Essere una persona che quida, non che segue la mandria”.

Angelica sentì che il suo quoziente intellettivo precipitava.

Ottimo. Qualcun altro?”

Una matricola alzò la mano e ripetè a pappagallo quasi la stessa interpretazione. Un tipo che camminava in un bosco. Vede due strade. Sceglie quella che hanno preso pochi, e questo fa di lui un eroe e bla bla.

Angelica afferrò mentalmente una zappa e la schiantò in testa a quella matricola.

Grandi pensieri. Altre prime impressioni?”

Sì”, disse a gran voce Angelica. “Siete tutti un branco di idioti”.

In aula calò il silenzio. Gli occhi dell insegnante si spalancarono. Alzò il mento e guardò Angelica. “Deve avere un ottimo argomento per sostenere una simile affermazione”.

Ce l’ho, un ottio argomento. Legga la poesia”.

Ho letto la poesia, e sono d’accordo con loro”.

Non c’è più speranza per l’umanità”. Angelica si accasciò sulla sedia con un sospiro. A dicinnove anni, era giunta alla conclusione che se non stava nella stessa stanza con Rupert, Alain e Stella, poteva essere sicura che sarebbe stata circondata da idioti.

Le dispiace dirci qual è dunque la sua interretazione della poesia, Ange?”

Certo. Perchè no?”. Alzò il libro e indicò un verso. “Qualcuno di voi ha letto questa poesia oltre all’ultima strofa? Versi otto e nove: -benchè in fondo, il passaggio della gente le avesse davvero segnate, più o meno lo stesso”- Qualcun altro ha letto quella parte? Non è che fosse una meno battuta dell’altra. Erano battute allo stesso modo”.

Allora perchè la voce narrante ne definisce una meno battuta, nell’ultima strofa?”, le chiese la professoressa. “Può spiegarlo?”

Lo spiego io”. Una voce maschile intervenne dall’altra parte della stanza. Angelica girò la testa e guardò il tipo seduto nell’angolo in fondo alla classe. L’aveva già visto, ma non gli aveva mai prestato attenzione alcuna. Aveva capelli castani, striati di biondo d’orato, un piercing al sopracciglio, delle unghie punk smaltate di nero e tatuaggi sulle mani.

Vuole spiegarlo lei, Axel?”, chiese la professoressa. “Ci dica dunque. Mi fa piacere sentirla finalmente parlare in classe”.

Sono d’accordo con Ange su questo punto. Non posso tenere la bocca chiusa davanti a tanta stupidità”.

Axel. Così si chiamava, dunque. Sembrava stargli bene. Un nome strano. Un tizio strano.

Che cosa trova tanto stupido?”

Con Axel, la professoressa sembrava meno irritata di quanto non fosse con lei. In classe la professoressa dava sempre maggiore attenzione ai ragazzi, preferendoli alle ragazze. In questo caso però Angelica non gliene faceva una colpa. Ora che lo guardava, si rese conto per la prima volta di quanto Axel fosse attraente. Uno con piercing, tatuaggi, capelli punk sparati in testa che leggeva poesie e diceva in faccia alle persone che erano degli stupidi? Il suo tipo. Senza dubbio.

E’ ovvio. Questa poesia si divide in due parti. Le prime quattro strofe riguardano l’evento effettivo. Nella quinta il narratore ci illustra come racconterà l’evento in futuro. Ma lui è un narratore inaffidabile. Come dice Ange, nei versi otto e nove afferma che le strade sono uguali. Nessuna delle due è più o meno battuta. Nell’ultima strofa però dice che in futuro quando parlerà di questo momento, mentirà e dirà che una era meno battuta dell’altra. Da ragazzo ha compiuto una scelta del tutto arbitraria tra la strada a destra e quella a sinistra, ma in futuro farà apparire quella scelta voluta, e non arbitraria. Darà a questa scelta un significato he al momento non possedeva. Non è un eroe. E’ solo un vecchio che mente alla generazione più giovane”.

Non c’è una strada meno battuta”, intervenne Ange. “Si tratta di una finzione che serve a spiegare perchè sia andato a destra invece che a sinistra. Dobbiamo credere che le nostre scelte abbiano un motivo, se vogliamo che la nostra vita abbia un significato. Questa non è una poesia ispiratrice. E’ spaventosa e deprimente”.

Giusto”, concordò Axel. “Ecco perchè mi piace”.

Angelica si voltò e gli sorrise, mimando un grazie con le labbra. Lui le rispose con un’alzata di spalle indifferente, come a dire – figurati-.

Quando finalmente la lezione terminò, angelica prese lo zainetto dal pavimento e ci infilò dentro il suo libro. Vide dei piedi davanti ai suoi. Un biglietto con il suo nome le comparve davanti al viso. Alzò gli occhi e vide Axel di fronte a lei.

E’ un biglietto molto importante”, disse lui.”Che ti cambierà la vita. Leggilo a tuo rischio e pericolo”.

Certo che sei strano, Axel. Lo sai, vero?”

Stai flirtando con me, Ange? E’ la prima volta che parliamo e sono molto timido, le ragazze mi spaventano. Probabilmente sono ancora vergine”.

Lo guardò sollevando un sopracciglio. Si era esercitata davanti allo specchio.”Probabilmente? Non lo sai, se sei ancora vergine o meno?”.

Non mi sono mai chiesto se lo sia o no. E’ una domanda molto personale e non mi conosco abbastanza bene per sollevarla”.

Adesso apro il biglietto”.

Vorrei che ci ripensassi”, ridadì Axel.

Potrei averne bisogno come prova nel mio processo penale contro di te”

Una buona ragioe. Aprilo”

Lei aprì il biglietto.

E’ uno squalo, Axel. E’ il disegno di uno squalo”. Sollevò il biglietto.

Allora? Non ti piacciono gli squali? A chi non piacciono, gli squali?”

Non sto dicendo che non mi piacciono gli squali. Sto dicendo che non so perchè mi hai dato un disegno di uno squalo”.

Me l’ha chiesto lo squalo”.

Perchè il tuo squalo ti ha chiesto di darmi un suo disegno?”

Perchè pensa che tu sia bella, intelligente, e vuole il tuo numero di telefono”.

Angelica studiò lo squalo. Era uno squalo fatto bene quasi come avrebbe potuto disegnarlo lei. Per il bene di Axel, sperò che non si stesse specializzando in arte. Eppure, era uno squalo bello, con delle pinne incredibilmente grosse. Gli aveva fatto persino una cresta fucsia.

Ripiegò il foglietto e lo porse ad Axel.

Per favore, d allo squalo che mi dispiace. Non sono disponibile”. Si stupì di quanto e costasse costringersi a dire quelle parole.

Gli occhi di Axel si oscurarono, e lei vide l dolore e la delusione per un secondo dietro quell’adorabile maschera di arroganza maschile.

Forse tu e lo squalo potete essere amici?”

Non ho mai fatto amicizia con uno squalo. Mi morderà?”

Se glielo chiedi in modo gentile”.

Vale la pena provare. Un pranzo da squali?”

Pranzo da squali”.

Per tutto il tragitto fino alla mensa parlarono di quanto non riuscissero a credere che la professoressa fosse così ottusa rispetto a la strada che non presi di Frost.

Colpo di stato

AL!!! VIA LIBERA?”, Nascosta dietro la porta Ana strilla.

Oui, Maitresse!”

AHYA!”, urla.

La porta si apre. Sbattendo vigorosamente. Mostrando Ana intenta in una qualche mossa de Karate Kid.

FINALMENTE E’ USCITA! FESTA? FESTA!”,esulta Ana, piena di energie.

Alain poggiato alla scrivania la guarda incredulo, nonostante i suoi 34 anni il suo spirito in famiglia era quello dell’adolescente conosciuta 20 anni prima.

Ana stava lì, con un piede saldo a terra e l’altra gamba tesa a mezz’aria.

Dietro di lei Rupert tra l’inorridito e il divertito, alza gli occhi al cielo e scuoteva la testa da destra a sinistra e viceversa in modo impercettibile. Sospirando.

Al?”

Oui?”

Stai per caso venendo? Hai un’espressione strana…”, aggiunse Ana.

Che domande… Mon ami, je pensais que tu le avais appris à ne pose pas de questions stupides.”, affermò Alain con il suo francese più seducente.

Rupert non parlò subito, ma alzò le spalle in segno di rinuncia.

La fille n’apprend jamais, mais elle remédiera en temps voulu”, rispose alla fine, fancedo pat pat sui capelli legati di Ana.

Ana poggiò il piede a terra, come un gatto. Un momento prima era un uragano e il secondo dopo poggiava il piede a terra con estrema leggiadria.

Alain si stupiva sempre di come quella donna non tanto alta, potesse essere una tempesta ma anche la pace dopo di essa.

Forse era questo che Rupert aveva visto in lei tanti anni addietro.

EHI! Guardate che non ho più 14 anni, vi capisco benissimo ora, il mio francese è migliorato. Chi sarebbe quella che non impara mai Moretto?”, chiese piroettando su se stessa per girarsi verso Rupert.

Sarai anche alto un metro e novanta. Starai anche diventando una volpe grigia di buonissima qualità, e saprai anche farmi male da Dio, ma se non stai attento a quello che dici finirai per essere la mia pelliccia. Chiaro?”, sentenziò Ana, crogiolandosi per qualche istante nell’idea di farne una pelliccia. Sarebbe stato un ottimo capo da sfoggiare con orgoglio.

Ruper non parlò, non ne aveva bisogno. Gli sarebbe bastato uno sguardo, ma Alain interruppe qualsiasi cosa stesse per accadere.

Allora Maitresse, qual’è il piano?”, chiese Alain.

Piano? Ah sì sì! Prendiamo possesso della nostra autrice, mi pare ovvio. O sento solo che io che è spossata. Cioè insomma l’avete vista?”

In effetti Angelica non ha tutti i torti”, affermò Rupert.

Alain annuì.

Ottimo ora che siamo tutti sulla stessa linea d’onda…”, Ana fece gesto di avvicinarsi a lei, ma prima di mettersi tutti a borbottare sottovoce, salì sullo sgabello a fianco a lei e ricambiò il pat pat a Rupert.

Bisbigliarono, tutti vicini per almeno un quarto d’ora.

Ora che siamo tutti d’accordo sul da farsi, quella è porta uscite pure, la vostra presenza non è più richiesta”, disse sorridendo lei.

Non fosse che in quel preciso Rupert schiccò le dita.

Ed ecco che lì davanti ai due sadici più famosi del sottomondo, ci fu Angelica.

In ginocchio davanti a loro, vestita di bianco. Scalza.

Non più Ana avvolta nel suo corsetto di di latex nero e nella sua gonna rosso fuoco.

Emma si unisce a noi?”, chiese Rupert.

Non so… domani deve partire per la toscana con la bambina…”, rispose Alain.

Quando in lontananza si udirono dei passi corti e veloci arrivare.

Uno scricciolo di appena due anni, sorpasso la porta aperta correndo.

Clèmentine!”, la chiamò Alain.

La piccolina corse indietro ed entrò nella stanza. Portando un’ondata di energia pura. Un energia bianca. Innocente.

Corse da suo padre rischiando di inciampare.

Alain per fortuna aveva i riflessi pronti. Sempre. La prese in braccio, sorridendole e riempendola di baci.

Clémentine ridacchiava. Quella sarebbe stata un’immagine da immortalare. Ange l’avrebbe ricordata per tutta la vita. Perchè si stava guardando, non aveva più lo sguardo basso, almeno per un istante. E nessuno se ne accorse. Per fortuna. Ange era già in un mare di guai.

Maman veut que je dorme…mais je ne peux pas dormir sans tes histoires de coucher”, disse la piccolina scuotendo la testa e i suoi lunghi riccioli rossi. Appicandosi sempre di più al padre come se non lo avesse visto per anni.

Clém, dov’è la mamma?”, le chiese.

Rupert ed Ange guardavano la scena restando in un silenzio divino.

ehm…”, mormorò la bambina non sapendo cosa rispondere.

Stava.. ehm.. era..”

Nel guardare la scena Ange trattenne una risata. Quella bambina era stata un dono dell’universo, ed era piacevole vedere come apprendeva dalla velocemente dalla zia l arte di mettersi nei pasticci senza far nulla.

Ange però sentiva lo sguardo di Emma incombere dietro alle sue spalle. Quindi ruppe la posizione, sapendo che Rupert in quel momento non poteva farle nulla, anche se lei indossava il collare.

Ange si girò verso Emma le sorrise.
Emma la guardò fissa negli occhi. Arricciando leggermente le labbra in segno di finta disapprovazione. In ogni caso non era un disapprovare totale.

Scoppiarono a ridere entrambe. Dopo tutti quegli anni erano diventate complici. Quando Emma ed Alain non erano in casa Ange le faceva da babysitter, passavano le loro serate a guardare cartoni disney, a Clémentine piaceva anche giocare ad avere un cane, visto che Alain non ne voleva uno in casa. Ana fingeva di essere un cane, tanto il collare era al suo collo sempre ed lei era alquanto brava ad abbaiare e rotolare a comando.

Dov’eri?”, chiese Alain porgendo la bambina ad Emma.

A metterla a letto, poi mi sono girata e non vedendola, ho saputo che era venuta da te. Storie della buonanotte ricordi? Gliele racconti tutte le sere”.

Oui, certo che ricordo”, rispose Alain.

Ottimo, la prossima volta cerca di ricordartelo prima. Sei in ritardo”, concluse Emma scrutando Alain dall’alto al basso.

Ange dietro ad Emma stava giocando a fare delle facce buffe alla piccola Clèmentine, che iniziava a sbadigliare.

Tante Ange quello cos’è?”, chiese la piccola notando che la “collana” della zia era di un colore diverso dal solito.

Questo è un collare”, le rispose Ange.

Perchè hai un collare?”

Bau!”

Clèmentine rise.

Tutti risero.

Ange contieniti… altrimenti non dorme più”, disse Emma.

Rupert presa la parte dietro del collare di Ange e la tirò sé gentilmente.

Non preoccuparti ti restituiremo Alain in men che non si dica così che possa adempiere ai suoi doveri”, le disse Rupert. “Per quando riguarda Ange, si conterrà”.

Angelica sbuffò.

Tu e la tua maledettissima etichetta. Sei fissato!”, esclamò Ange. “Rilassati un po’ è da quando ti conosco che sembra tu abbia una scopa su per non posso finire la frase, perchè c’è la bambina, ma i grandi si sono capiti.”

Alain rideva. Emma era sorpresa ma si vedeva la risata sulle sue labbra.

Vi raggiungo tra poco andate pure”, disse Alain baciando entrambe le sue donne sui capelli. Affettuosamente.

Emma e Clèmentine uscirono dalla stanza.

Qualsiasi cosa sia fate in fretta!”, Emma chiuse la porta dietro di sé.

Ange fece la linguaccia ad Alain, prima di iniziare a sbadigliare.

Vai pure Alain, metto a letto il gatto qui”, disse Rupert.

Miao!”

Bonne Nuite”

Bonne Nuite”

Ange si stropicciò gli occhi sbiascicò qualcosa e sbadiglio, prima di appoggiare la testa sulla spalla di Rupert.

Io non so.. sto facendo quello che mi sento di fare.

Quello dove riesco ad esprimermi al meglio, insomma il più delle volte.

Quest’anno avrà rotto anche, ma alla fine non è così male come previsto… insomma lo schifo e le rotture di cazzo ci sono tutti i giorni a volte più a volte meno, ma tutto sommato non sembra così tragico come sembrava nella mia testa.

Okay va bene sì, è estate il peridio che si avvicina mi ricorda che ho ancora delle ferite in via di guarigione, ma ce la sto facendo, un passo davanti all’altro, qualche ostacolo sulla strada, come è normale che sia… se riguardo indietro però dei miglioramenti ci sono stati…

Una delle cose che mi spaventava di più anni fa sono riuscita e sto riuscendo a superarla, ormai è passato un anno e qualche mese eppure di quella persona io non sento né mancanza ne rimorso, ormai è un ricordo che inizia a farsi sfocato… vorrei che fosse velocizzata la cosa, ma io ho i miei tempi e non posso pretendere troppo da me stessa, altrimenti invece che passi avanti ne faccio 20 indietro.

So benissimo chi reputo importante per me, chi reputo una parte di me, (no non nel modo in cui pensi) e so che tipo di persone vorrei avere vicine. Okay, sì lo ammetto, magari io non sono il top del top della gamma, alla volte sono pesante, testarda, insolente, permalosa, o troppo lamentosa, è anche vero però, che alle persone a cui tengo do tutta me stessa, se posso fare qualcosa la faccio. Per pochi eletti camminerei anche sui vetri a piedi nudi.

( si lo so, ma tu sei masochista la cosa potrebbe anche piacerti… Non era quello il senso della frase)

Aspetta che provo ad immedesimarmi in uno dei miei personaggi… vediamo… Alain no, troppo egocentrico, Rupert troppo dispostico e diretto, Angelica sono sicura che si prenderebbe un calcio nel dietro dalla persona con cui sto parlando ora, Pascal naahhh non sono un pene dotato che si porta a letto la donna più bella del mondo… chi ci resta? Emma e Ana.

Emma direi di lasciarla stare, non mi pare il caso di disturbarla… Ana, ooh ma Ana è una bestia da guerra, schietta, d’impatto, non vuole fare male a nessuno, se deve però lo fa, ottima ladra, esperta seduttrice, ben corazzata all’interno. Ma anche brattosa, testarda e con una fervida immaginazione.

Potrebbe andare? Che poi cosa te lo chiedo a fare. Va bene si, decido io in questo caso. Non prometto che però verso la fine non salti fuori Angelica, quelle due sono collegate con una catena indissolubile.

Bene! Che aspettiamo allora? Iniziamo

Ana inizierebbe a scrivere prendendo spunto da quello che la circonda al momento.

Qualcosa del tipo… Era una notte bollente ed oscura.. o Era una notte oscura e torrida. E poi si metterebbe comoda, poggiando i piedi sulla scrivania e ti urlerebbe da una stanza all’altra qualcosa come “ SERVONO SINONIMI DI BUIA! QUESTIONE DI VITA O DI MORTE!!!” e farebbe qualche versetto dei suoi per fingersi morta.

Guarda che non c’è bisogno che lo scriva tu Ange, so benissimo esprimermi da sola, fuori dalle scatole.

Te guarda se deve scrivere lei al posto mio, assurdo!

Allora questo sinonimo di buia ce l’abbiamo per farvore? – faccia da santerellina con un sorrisetto diabolico-

Non è assolutamente una notte torrida poi, fa freddo servirebbe una coperta o una persona sopra di me.. senza sgualcirmi la camicia da notte.. si accettano proposte a pagamento ovviamente.

Notte buia e tempestosa.

Se Ed sapesse che scrivo in prima persona mi ucciderebbe, oppure lo ucciderei prima io di piacere…

chissene frega questa storia è mia e la scrivo come mi pare, mica deve essere pubblica.

E siccome è stata richiesta la mia presenza, non so davvero perchè siamo ancora qui a tergiversare.

Si parlava di moi non?

Quello che si cercava di esprimere prima, a parte la maletta della mia introduzione teatrale, come è giusto che sia.. e che, ascolta bene perchè non lo ripeterò due volte nella stessa sera.

C’è stato un tempo in cui avrei tenuto sempre il mio sguardo basso verso tutti in segno di rispetto, un tempo in cui con uno schiocco di dita mi sarei inginocchiata davanti alla persona che era stata scelta per me. Un tempo in cui avrei messo una fottuttissima etichetta in ogni frase, dove avrei chiesto il permesso per parlare. Un tempo in cui non avrei vestito nessun altro colore se non il bianco. Un tempo in cui non avrei messo rossetti o in cui avrei avuto i capelli sciolti.

E poi per fortuna, ringrazio l’universo, c’è il tempo reale di ora, che di certo non è uguale a quello passato, che sì, può aver lasciato traumi o abitudini che non spariranno mai del tutto. Questo tempo però mi ha conquistata. Ho conquistato la mia libertà e non la volevo nemmeno, ma nel momento stesso in cui l ho sentita è cambiato tutto. Non sto dicendo che non si possa appartenere ed essere liberi allo stesso tempo, bensì l’esatto contrario, le catene sono ciò che ci rendono liberi. In certi ambiti, almeno per me è così.

Tutt’oggi uno schiocco di dita mi riporta indietro con la mente, ed ogni tanto scrivo, scrivo quello che è stato ed elimino tutto, inchiostro bianco su carta nera. Aiuta. Vedere quello che è stato e poi vederlo scomparire e lasciarlo andare tra le dita.

Poi però nel corso della mia vita ho anche incontrato persone come Emma che mi hanno reso migliore mi hanno aiutata, ma non è stata tutta una passeggiata, ogni tipo di relazione, amicizia, conoscenza ha i suoi alti e bassi.

Ma se guardi ora quanto siamo legate, i piani diabolici che facciamo contro Al e Rupert… Quei poveretti non hanno il minimo dubbio che al loro ritorno non troveranno più le loro moto. L’ ho detto io di chiuderle…

Insomma il concetto l hai capito, non?

Ana

Now let’s finish the lyrics! If i remember you wished to do it once i may be wrong, but its just for fun. So Sing with me !

REACH THE STARS

FLY A FANTASYYYYYYY

DREAM A DREAM

AND WHAT YOU SEE WILL BE.

Ange

(OPs mi sono fatta prendere la mano, ma  freghiamocene di quello che succede in torno a noi per 10 minuti)

Time for myself

Questo post è stato scritto ad inizio giugno, ma non ho avuto il tempo materiale per postarlo. Buona lettura in caso.

Buona vita.

Be’ direi che visto che sono fuori e non ho nessun tipo di connessione  tecnologica, potrei scrivere no?

Sotto il sole, che mi scalda da questo venticello del tutto non estivo.

Fra un paio di giorni siamo a giugno eppure, il profumo dell aria continua ad essere  primaverile. Sarà perchè il mare non è poi così vicino, o perchè sotto i miei piedi non c’è sabbia, ma terra, insetti vari ed erba.

Eppure in un certo senso tutto questo mi era mancato durante la quarantena. (Non è ancora realmente finita).

Mi circondano voci di ragazzi in lontananza. Il cinguettio degli uccelli. Il tubare delle tortore.  E a volte il rumore del motore di un’ auto in lontananza.

Prima della quarantena non uscivo spesso per mia scelta, mentre ora appena ne ho la possibilità lo faccio.

Ho ritrovato una connessione con la terra.

Quando sono in natura, per quanto si possa essere in natura, in città, mi sento più stabile.

Radicata.

Riesco addirittura a sentire il mio respiro. i pensieri che fluiscono e vagano intorno a me. Forse è l’ossigenazione che mi da alla testa? Ma non  mi dispiace.

Ci sono così tante cose di cui non ci accorgiamo nel mezzo del correre della vita quotidiana.

L’impercettibile movimento delle foglie quando non sentiamo più il vento.

O le formiche portano  il cibo nella loro tana tutta infila, camminando sopra terra e muschio. Mentre le altre scorrazzano in cerca di nutrimenti.

Oppure quella farfalla appoggiata sul muro che circoscrive casa. Immobile. Come ad essere in posa.

Tutti dettagli che ci circondano ogni giorno, ma a cui abbiamo smesso di dare importanza nel momento in cui abbiamo iniziato a credere che il mondo sia nostro.